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In estate: CHIOSTRO DELLA TOMBA DI GIULIETTA

 

chiostro della tomba di Giulietta Opera in Love
Chiostro della tomba di Giulietta

Per la prima volta nella storia di Verona il Chiostro della Tomba di Giulietta diventa una cornice teatrale ed ospita la storia della sua Giulietta e del suo grande amore Romeo. Un ambiente unico, suggestivo, magico. Un luogo prezioso che esalta ulteriormente l’inconfondibile stile che contraddistingue lo spettacolo.

Tomba di Giulietta Opera in love
Tomba di Giulietta

Risalente al 1937, la Tomba di Giulietta è ospitata all’interno di un antico convento di frati Cappuccini del XIII secolo. Qui, il responsabile dei musei veronesi, Antonio Avena volle fosse sistemato il sepolcro della giovane Capuleti, dopo che, già agli inizi dell’Ottocento, un sarcofago vuoto di marmo rosso posizionato nell’orto dell’ex convento era stato considerato luogo di sepoltura dell’eroina shakespeariana. Ettore Solimani, funzionario scolastico veronese, accetta l’incarico di custode della tomba di Giulietta volto a preservare l’immagine fantastica del personaggio simbolo nato dalla penna del celebre poeta inglese.

Tomba di Giulietta Shakespeare Opera in Love
Busto di Shakespeare e sua citazione

Solimani si rivela da subito fortemente intenzionato a curare il luogo a lui affidato: coltiva rose rosse e bianche nel giardino della tomba, controlla che i turisti rispettino il decoro monumentale non trafugando pezzi di marmo, si preoccupa che tutti i visitatori lascino un’impronta nel registro delle firme. È il 1937 quando per la prima volta Solimani riceve una lettera d’amore indirizzata a Giulietta Capuleti. Nasce il fenomeno delle lettere a Giulietta: l’intraprendente custode inizia a rispondere a tutte le lettere e il fenomeno dilaga in tutto il mondo, e centinaia sono le missive che periodicamente arrivano a Verona.Quando Solimani raggiunge l’età pensionabile, la sua eredità viene raccolta da un illustre giornalista del tempo, e da lì a qualche anno nascerà il Club di Giulietta. Citata da Lord Byron (Lord George Gordon Noel Byron 1788 – 1824), poeta e politico britannico: “Il sarcofago di Giulietta, semplice, aperto, con foglie appassite intorno, nel vasto e desolato giardino di un convento, è triste come fu triste il suo amore.” Visitata ogni anno da circa 47.500 visitatori. Adiacente alla Tomba di Giulietta, il museo Giambattista Cavalcaselle espone affreschi veronesi di varia datazione.

Tomba di Giulietta Opera in Love
Monumento a Lian Shanbo e Zhy Yingtai donato dalla città di Ningbo
Ingresso Tomba di Giulietta Opera in Love
Ingresso

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In inverno: CHIESETTA SCONSACRATA DI SANTA MARIA IN CHIAVICA

Chiesetta sconsacrata di Santa Maria in Chiavica
Chiesetta sconsacrata di Santa Maria in Chiavica

Descrizione tratta da un testo antico Santa Maria in Chiavica dicono essere stata edificata da Pacifico Archidiacono della nostra Cattedrale, e Rettore insieme della Chiesa di Santo Stefano, ma, al solito, senza la scorta di verun Documento. Egli è ben vero che nell’ Epitafio del detto Archidiacono sta scritto come fra le altre Chiese da esso edificate e ristàurate una fu quella della Madre di Dio, onde sembra ch’egli la Chiesa di Santa Maria Matricolare piuttosto ristaurate, e che di quella nell’Epitafio si debba intendere. Non pertanto la chiesa di Santa Maria alla Chiavica è certamente antichissima. E’ formata in tre navi siccome le altre Chiese edificate ne’ secoli più rimoti. Era anch’essa da’ Preti colleggialmente uffìciata: uno de’ quali per nome Romano sì nomina in Carta del 1159 nell’ Archivio S. Nazaro. Sembra però che non tutti i Chierici si raunaflero ordinariamente in Capítolo: avvegnachè avendo veduto nell’ Archivio di Santo Stefano la dotazione che fece Graziadio Barbieri di Sant’Egidio all’Altare di Santo Andrea nella detta Chiefa di Santo Stefano,registrata addì Novembre 1358 negli atti di Bartolomeo Bacchini di S. Vitale, riservando a esso e a’ suoi Eredi la nomina del Cappellano, mancando essi Eredi, vuole che l’elezione ed istituzione appartenga all’Arciprete; ma dopo tre mesi allora possa il Capitolo della Pieve di Santo Stefano eleggerlo ed istituirlo nel termine d’altri tre mefi: e mancando anche quello allora l’elezione, istituzione e conferenza spetti al Capitolo a tutti i Chierici e Confratelli della medesima Pieve. E giacchè della Chiesa di Santo Stefano ci viene in acconcío di favellare diremo aver nel medesìmo Archivio similmente Documento veduto, scritto addì 9 Aprile 1553 negli atti di Carlo Varugola Cancelliere Episcopale, nel quale, fendo allora Arciprete il Rev. D. Giovanni del Bene, si dice che alla Compagnia del Cristo stava unito lo Spedale di cui alla pag. 15 del Primo Libro menzione abbiam fatto. Ritornando alla Chiesa di Santa Maria alla Chiavica dacche di essa null’altro ci è riuscito sapere scenderemo a dar contezza delle pitture che in essa si veggono collocate. Pitture In uno de’ laterali nella Cappella maggiore vedessi La Natività di Maria Vergine ec.: nell’ altro Natività di Gesù ec. opere di Ginmbattista Lanceni.In altri due laterali nel Coro stà effigíato nell’uno S. Francesco di Sales, nell’altro S. Giovanni Nepomuceno: opere di Mìchelangiola Lanzeni Monaca in Santa Catarina dalla Ruota. Le pitture a fresco di questa medesima Cappella sono del Costantini. Nell’altare a mano destra vedesi Santa Catarina Vergine e Martire e S. Francesco di Sales: opera dì Odoardo Perini . La tavola a pala del seguente rappresenta il Redentore deposto di Croce sostenuto da’ Santi Pietro e Paolo: opera di Paolo Farinati. Nella parte opposta vedesi S. Carlo genuflesso dinanzi alla Vergine: opera di Pasqual Ottino. A sinistra della Cappella maggiore vedesi Maria Vergine e i Santi Lorenzo e Francesco: opera di Francesco Carotto. Tutta la volta del Presbiterio è dipinta a fresco in cui vedesi l’Annunziazíone di Maria Vergine, la Natività di Gesù Cristo e quella di Maria Vergine: opere dell’Aliprandi. Le pitture a fresco sotto la volta della Chiesa sono opere del Nobile il giovane. In Sacristia è qui vi una tavola o pala rappresentante l’Assunzione di María Vergine al Cíelo, di sotto i Santi Niccolò e Cecilia: opera di Francesco Turchi.